Le diferenze tra Lo Hobbit di Peter Jackson e quello di Tolkien

E’ uscito nelle sale Lo hobbit: La battaglia delle cinque armate e ci siamo divertiti a scovare quanto la trilogia sia diversa dal libro.

Divulgato anche il terzo e ultimo capitolo de Lo Hobbit, il sesto della titanica impresa che Peter Jackson ha intrapreso nel 2001: adattare le due opere più note di J.R.R. Tolkien per il grande schermo. Se da una parte porta a termine la storia di Bilbo Baggins e di come sia stato coinvolto nella battaglia dei cinque eserciti, dall’altra (trattandosi di una trilogia prequel a Il signore degli anelli) si occupa di chiudere il cerchio collegando le due trilogie.

Già ne Il signore degli anelli Jackson si era preso alcune necessarie libertà rispetto al testo di partenza, soprattutto omettendo alcune parti per riuscire a fare tre e film e non dieci. Ne Lo Hobbit, invece, il problema è stato l’opposto: da un piccolo libro dovevano uscire tre film, dunque molto è stato aggiunto, compresi personaggi nuovi. Se in Un viaggio inaspettato e La desolazione di Smaug avevamo intuito i cambiamenti in La battaglia delle cinque armate molti di questi si sono risolti, occupando una buona porzione di trama e diventando centrali. Dunque pur essendo fedele alla struttura originale, quest’ultimo film si distacca più che mai dal libro nella direzione del cinema hollywoodiano.
Per questo motivo abbiamo dunque radunato per voi le 10 differenze più grandi tra Lo Hobbit su grande schermo e il libro, concentrandoci molto su quel che accade ne La Battaglia delle cinque armate. Ovviamente, per quanto ci limiteremo allo stretto indispensabile, seguono pesanti SPOILER.

1. La freccia di Bard
Nel libro l’ultima freccia di Bard, quella cruciale, trova la sua strada grazie al suggerimento di un uccello. Curiosamente nel film all’ultima freccia viene data una certa importanza (grazie a una bella inquadratura enfatica), ma poi è in un’altra maniera che Bard colpisce il drago. In questo modo Peter Jackson può metterne in gioco anche figlio, rimarcando il ruolo di padre del personaggio. Ad onor del vero è una gran bella scena.

2. Il governatore di Pontelagolungo
Come già si poteva notare nel film precedente, il governatore è una figura leggermente diversa da come lo descrive Tolkien, più macchiettistico. A lui è stato poi affiancato un leccapiedi, Alfrid, il cui ruolo diventa cruciale nel terzo episodio della trilogia. Il governatore, infatti, non sopravvive l’attacco del drago come nella storia originale ed è Alfrid a fare la sua parte nel parlare con la folla subito dopo il disastro, impersonando l’alleggerimento comico. In questo secondo ruolo funziona pochissimo.

3. Bard
Il personaggio interpretato da Luke Evans ha una parte molto più grande di quanto non avesse nel libro e il suo carattere è molto mitigato. Se Tolkien lo descrive come un uomo giusto e fiero (com’è anche nel film), gli dà anche un modo di parlare e di comportarsi aspro che in più di un momento appare come non conciliante. Nel film non è così, e Bard aderisce molto di più al tipico eroe da cinema americano è buono e caritatevole.

4. Elrond
Non poteva non esserci Hugo Weaving, cioè Elrond oltre a Thranduil (anche in un’ottica di contatto con Il signore degli anelli). Il loro caratteri, però, non hanno quell’algida correttezza elfica, sembrano egoisti e soprattutto Thranduil nel finale viene addirittura costretto a misurarsi sui temi dell’amore.

5. Tauriel e Kili
Peter Jackson ha deciso di creare una storia romantica là dove non ce ne sarebbero, tra elfi e nani. Tauriel (personaggio inventato e interpretato da Evangeline Lily) si innamora del più passionale Kili (uno dei nani della compagnia, Aidan Turner). La loro storia è molto marginale ne La desolazione di Smaug, mentre nell’ultimo film ha un climax sentimentale ingombrante ed estremamente convenzionale, cui si affianca un’altra introduzione inedita di questa trilogia filmica, cioè la presenza di Legolas. Il tutto (triangolo, apice sentimentale, destino di Kili) danno vita a una serie di dialoghi sull’amore terribili.

6. Nani contro elfi
La battaglia delle cinque armate nel libro occupa poche pagine, ma nel film è la gran parte della storia. Viene eliminata la maniera molto lineare in cui l’esercito dei nani decide di schierarsi al fianco di uomini ed elfi (contro i quali era sul punto di combattere), per far fronte all’arrivo di orchi e lupi. Al suo posto c’è una soluzione molto più battagliera, utile ad allungare tutto con altri scontri mai letti.

7. Il grande scontro finale
Nel libro quando la battaglia si fa seria, Bilbo perde i sensi per risvegliarsi a conflitto finito. Le parti salienti gli saranno raccontate. Anche nel film Bilbo perde i sensi, ma intanto vediamo una serie di scontri uno contro uno che mancano al racconto. Da Tauriel (e poi Legolas) contro l’orco Bolg a quello da western tra Thorin e Azog, la cui rivalità era stata più che pompata per tutti gli altri film. È forse una delle parti che peggio si incastrano con lo stile di Tolkien: molta enfasi e molto retorica – un po’ da quattro soldi.

8. Pazzia e fine di Thorin
Nel libro, il ritorno di Thorin Scudodiquercia alla sanità mentale avviene fuori campo: a un certo punto comprendiamo che è tornato in sè. Nel film, invece, ci viene mostrato un lungo momento in cui la sua passione per l’oro lo domina e viene metaforicamente inghiottito da un pavimento dorato, da cui riesce sano. Alla stessa maniera nel libro anche la maniera in cui Thorin è ferito mortalmente non viene narrata, come se non fosse per nulla importante chi o cosa l’avesse preso. Il film, invece, gli dà un finale da eroe molto più convenzionale.

9. Radagast
È menzionato ne Lo Hobbit, Il Silmarillion, Il signore degli anelli e Racconti incompiuti, tuttavia non agisce mai di persona, è solo evocato. Peter Jackson aveva tagliato la sua parte da Il signore degli anelli (è usato da Saruman per attirare Gandalf ad Isengard) mentre viene aggiunto in Lo Hobbit. L’introduzione di Radagast (per il quale sono inventati il tratto eccentrico e la slitta trainata da animali) diventa chiara solo in quest’ultimo film: è utile a portare Gandalf verso Dol Goldur e quindi creare la scena che costituisce il più grande ponte tra le due trilogie.

10. Le connessioni con Sauron
Ci sono diversi punti in cui alcuni dialoghi fanno l’occhiolino a Il signore degli anelli e nel finale la maniera in cui Bilbo e Gandalf si lasciano è molto significativa. Tuttavia c’è una scena in particolare che non centra nulla con Lo Hobbit (non ne ha nemmeno il tono) e che pare prelevata dall’altra trilogia. Avevamo lasciato Gandalf prigioniero a Dol Guldur dall’altro film (cosa che è già di per sè un evento che non appartiene al libro), qui viene salvato da Galadriel e consegnato a Radagast. In quel momento oltre ai Nazgul il gruppetto costituito dalla dama, Elrond e Saruman si trova a combattere Sauron in persona (sebbene molto debole) in quella, stando a Il Silmarillion è la sua sede prima di tornare al Monte Fato.

Fonte: wired.it

Laura Levato