I 15 film sul calcio più belli da vedere almeno una volta nella vita

(foxsports.it) Il calcio non è solo lo sport più conosciuto e praticato al mondo. Il calcio è anche spesso business, fenomeno mediatico ma anche sociologico, oppio dei popoli, spettacolo, entertainment e, qualche volta, arte allo stato puro. Una calamita per il cinema, sempre alla ricerca di storie e personaggi per il grande schermo. Di calcio si sono occupati grandi registi, come Wim Wenders, John Huston e persino uno come Ken Loach, solitamente attento ad altri argomenti e ad altri scenari. Il calcio è entrato nel cinema attraverso le biografie dei grandi campioni, da Pelé a Maradona a George Best, ma anche con storie di grandi squadre (Il maledetto United) o di gente semplice (Sognando Beckham). Il mondo del pallone ha fatto da sfondo anche ai film sul tifo (Febbre a 90°) pure quello più spinto del mondo degli ultras, ma anche alle deliziosamente sgangherate gag dei film comici italiani degli anni Ottanta.

Una lista dei 15 film di calcio più belli della storia lascia inevitabilmente fuori molte pellicole che per motivi diversi avrebbero avuto pieno titolo di cittadinanza, da L’arbitro con Stefano Accorsi a Shaolin Soccer, da Gli eroi della domenica a L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza, per non parlare del bellissimo film iraniano Offside, di Italia-Germania 4-3 e di tanti altri ancora.

Insomma, l’elenco dei 15 film di calcio più belli della storia vuole semplicemente essere una panoramica su come il cinema ha esplorato lo sport del pallone, senza alcuna pretesa di definitività.

Pelé (2016)
Biopic su uno dei maggiori talenti che hanno dipinto calcio sui campi di tutto il mondo, Pelé si concentra principalmente sui primi anni di Edson Arantes do Nascimento, sui suoi primi calci al pallone, anzi al mango, surrogato di quella sfera di cuoio che suo padre non poteva comprargli. E proprio al padre, che vede distrutto e affranto per la sconfitta del suo Brasile al Mondiale di Rio del 1950, il piccolo Pelé promette che un giorno porterà di nuovo i verdeoro alla vittoria. Una produzione statunitense girata nel 2016 dai fratelli Zimbalist.

Maradona – La mano de Dios (2007)
Uscito nel 2007, il film ripercorre tutta la carriera di uno dei più grandi talenti calcistici di ogni epoca, dai primi calci al pallone fino all’autodistruzione, punto debole, forse, della storia soprattutto per chi ha amato e ama tuttora il genio del Pibe de oro. Il regista Marco Risi – che ha utilizzato tre attori diversi per interpretare Diego nelle varie fasi della sua vita, Gonzalo Alarcon e Abel Ayala per gli anni giovanili e Marco Leonardi nella maturità – conosce il cinema e si vede. Con grande mestiere riesce a prendere per mano lo spettatore facendogli attraversare trionfi e peripezie di Maradona, in totale empatia col personaggio, grandissimo e controverso. Da brividi l’abbinamento di “Je so’ pazzo” ad alcune scene napoletane. Un film davvero ben fatto, grande omaggio a un grande artista, del pallone.

Best (2000)
Come si può non amare George Best? Probabilmente il miglior calciatore europeo a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, Pallone d’oro 1968, Georgie dispensava il suo genio sul campo e gettava la sua vita fuori, dove quello stesso genio diventava incubo. Il film, girato nel 1999 da Mary McGuckian, fotografa benissimo i due lati della personalità di Best, talento purissimo del Manchester United di Matt Busby e icona pop del suo tempo, tanto da essere definito il quinto Beatle. Ottima l’interpretazione di John Lynch, un George Best geniale, dolente e gaglioffo, proprio come la sua frase più famosa:
Ho speso molti soldi per alcool, donne e belle macchine. Il resto l’ho buttato.

Fuga per la vittoria (1981)
Un grande regista, John Huston, e un cast stellare per uno dei film più famosi sul calcio, dove il pallone è pretesto per una sfida, l’unica possibile in quelle condizioni, fra i nazisti e i loro prigionieri di varie nazionalità nella Francia occupata degli anni Quaranta, oltre che il diversivo per preparare una fuga epica. Per la sceneggiatura delle scene di calcio il regista, premio Oscar per “Giungla d’asfalto”, si è affidato, e si vede, a Pelé, fra gli interpreti insieme ad altri grandi calciatori come Bobby Moore, Osvaldo Ardiles, Paul van Himst e Kazimierz Deyna. Nel cast anche Michael Caine, Max von Sydow e Sylvester Stallone. Belle scene di calcio, tensione, romanticismo, dramma, un pizzico di retorica e i nostri eroi che coronano il loro sogno.

Il maledetto United (2009)
Brian Clough, chi era costui? Il suo nome è legato indissolubilmente a due squadre inglesi dal passato glorioso, il Derby County e il Nottingham Forest che sotto la guida di Clough vissero la loro Golden Age. Brian condusse il Derby al primo titolo della sua storia nel 1972 e guidò il Forest per 18 anni, portando nella bacheca del club ben 13 trofei, fra cui una First Division, l’antenata della Premier League, e due Coppe Campioni consecutive (1979 e 1980). Il Nottingham Forest è tuttora l’unica squadra della storia a essersi aggiudicata più Coppe Campioni che campionati nazionali. Il film di Tom Hooper – quattro Oscar con Il discorso del re – si sofferma però sulla breve parentesi di Clough al Leeds United dove, inviso ai giocatori, Brian ebbe vita dura, anche a causa del suo carattere vulcanico e a tratti arrogante e delle sue precedenti esternazioni contro un club che lui stesso non ha mai amato. Una specie di Mourinho ante litteram, la cui avventura al “maledetto United” durò solo 44 lunghi giorni.

Sognando Beckham (2002)
Dedicato a chi pensa che il calcio sia uno sport solo maschile. Il film, girato nel 2002 da Gurinder Chadha, fonde Bollywood e il cinema europeo, raccontando la passione calcistica di Jess, una giovane ragazza inglese di famiglia indiana. È proprio la famiglia a ostacolare la passione di Jess, costretta a coltivare la sua passione di nascosto. Ma Bollywood ha il sopravvento e Sognando Beckham, vero e proprio romanzo cinematografico di formazione, avrà il lieto fine.

Il mio amico Eric (2009)
Ken Loach è da sempre il regista della classe operaia, dei poveri e dei reietti (Piovono pietre, La canzone di Carla, La parte degli angeli). Con Il mio amico Eric si regala un film diverso nel quale trova un equilibrio straordinario fra dramma e commedia, inserendo in modo magistrale un tocco leggero senza mitigare il suo stile rigoroso. Facilitato forse anche da un’insospettata passione per il calcio, talmente profonda da avergli fatto dire nella conferenza stampa di presentazione del film:
Non vado a vedere le partite per fare dei trattati di antropologia ma per vedere la mia squadra vincere.
Anche qui il protagonista è un personaggio ai confini della società che crea un rapporto onirico e osmotico col suo mito Eric Cantona, trovando così la forza per rendere migliore la propria vita.

Goal! (2005)
Il film è il primo di una trilogia girata nel decennio scorso a tempo di record, che ha il merito di mostrare il percorso di un giovane calciatore dagli esordi amatoriali in periferia fino alla Champions League e ai Mondiali, senza essere un biopic. Trama un po’ esile, ma riuscite risultano le scene di calcio giocato dove quelle costruite in digitale – e si vede – sono ben mixate con immagini di partite vere girate appositamente dal regista Danny Cannon.

Prima del calcio di rigore (1972)
Opera prima del regista tedesco Wim Wenders (Paris Texas, Il cielo sopra Berlino, The Million Dollar Hotel), il film del 1971 è tratto dal libro omonimo di Peter Handke. Thriller psicologico, narra le vicende di Joseph, un ex portiere di calcio di discreto successo che, appesi gli scarpini al chiodo, si adatta a lavori umili. Un giorno, licenziato in tronco, vaga per la città cercando di contattare i vecchi amici, ma nessuno gli dà ascolto. Allevia la solitudine passando la notte con una sconosciuta che però finisce per uccidere senza motivo. Assalito dal senso di colpa, Joseph prova a fuggire e si rende conto che l’angoscia che prova, sentendosi seguito e pedinato, è la stessa che sentiva in quegli attimi in cui, prima del calcio di rigore, scrutava l’attaccante avversario per captare in anticipo le sue mosse. Un film sulla difficoltà a comunicare, ad entrare in empatia con gli altri, fra alienazione e nevrosi.

Febbre a 90° (1997)
La vita di Paul Ashworth ha tre punti fissi: la cattedra di letteratura, l’amore per la collega Sarah e la passione per il calcio – anzi per l’Arsenal – ma non necessariamente in quest’ordine. Sì, perché Paul per i Gunners ha un amore viscerale, quasi incontrollabile, che ne condiziona le quotidiane scelte di vita. Tratto dal famoso omonimo libro di Nick Hornby, Febbre a 90° scava, tramite flashback, nella nascita della passione di Paul, allo stadio col padre, ma si sofferma soprattutto sulla stagione 1988-89 e sulle sofferenze di un campionato che sembrava prima vinto e poi, a due giornate dalla fine, irrimediabilmente perso, col Liverpool avanti di tre punti e lo scontro diretto da giocare ad Anfield. Ma l’Arsenal espugna il campo dei Reds 0-2 e, in vantaggio negli scontri diretti, vince il campionato pur avendolo chiuso in perfetta parità coi rivali: 76 punti per entrambi e identica differenza reti: +37. Trepidazione in apnea e godimento finale, febbre a 90°, insomma, con un giovanissimo Colin Firth in grande forma, riccioli ribelli e giubbotto di pelle sopra la maglia dell’Arsenal.

Hooligans (2005)
Il mondo del calcio visto dalla parte dei tifosi più scatenati, gli hooligans, appunto, quelli londinesi del West Ham, nel film di Lexi Alexander del 2005. Aspirante giornalista, Matt viene espulso ingiustamente da Harvard e decide di andare a Londra dove vive la sorella. Qui entra in contatto con le frange più estreme del tifo degli Hammers e, dopo qualche esitazione, entra nel branco e ne abbraccia la filosofia. Il calcio, dunque, nel film è solo un pretesto per una specie di Fight Club del pallone che, comunque, funziona benissimo. Il protagonista è Elijah Wood, il Frodo del Signore degli anelli.

Ultrà (1991)
Stilisticamente forse un po’ meno riuscito di Holligans, Ultrà, film del 1991 di Ricky Tognazzi, è comunque stato premiato al Festival di Berlino, ex aequo nientemeno che con Il silenzio degli innocenti. Altra violenza, rispetto a quella di Hannibal, ma sempre violenza, cieca e fine a se stessa, come quella dei protagonisti, gli ultrà, appunto, che sfogano nelle risse da tifo i loro problemi esistenziali. Nel cast un giovane Claudio Amendola, Ricky Memphis e Gianmarco Tognazzi.

L’allenatore nel pallone (1984)
A tutt’oggi film cult assoluto, L’allenatore nel pallone è stato girato nel 1984 da Sergio Martino e si individua nel faccione stappa-risate di Lino Banfi, interprete di Oronzo Canà, mediocre tecnico chiamato alla Longobarda da un presidente che vuole retrocedere in Serie B. Comicità di grana grossa, per carità, ma con scene e personaggi memorabili, come i giocatori Aristoteles, comprato in Brasile al posto di Socrates, e Crisantemo, trattato da Canà sempre col tramite di un corno antisfiga. Oltre a un Banfi in forma smagliante, si segnalano le grandi interpretazioni di Gigi e Andrea, splendidi mediatori trafficoni che accompagnano Canà in Brasile alla ricerca di talenti. Meno riuscito il sequel del 2008.

Eccezzziunale… veramente (1982)
Altra pellicola comica sul mondo del calcio di culto assoluto, con un Diego Abantuono inarrestabile che riesce a interpretare tre parti di tifosi di tre squadre diverse: Donato, leader indiscusso degli ultras milanisti, il camionista juventino Tirzan e l’interista Franco, venditore di auto. Il film si regge, e bene, sulle gag e sugli apparentemente insensati sproloqui di Abantuono, pure co-sceneggiatore della pellicola di Carlo Vanzina, ma anche sui personaggi interpretati da Massimo Boldi e Teo Tecoli. Uscito due anni prima de L’allenatore nel pallone, anche Eccezzziunale… veramente ha avuto, una trentina di anni dopo, un sequel non all’altezza.

Il presidente del Borgorosso Football Club (1970)
Benito Fornaciari, interpretato da un grande Alberto Sordi, è un gaudente rampollo ormai non più giovane di una più che benestante famiglia di industriali. Alla morte del padre si trova alle prese con una ricca eredità, ma anche con una grana: la presidenza del Borgorosso, la squadra di famiglia. Totalmente fuori dal mondo del calcio, Benito si muove come un elefante in un negozio di cristalli e la sua incompetenza provoca una crisi di risultati senza precedenti, finché alla fine, grazie al denaro lasciatogli dal padre, azzecca il colpo di mercato e ingaggia niente meno che Omar Sivori, il grande oriundo di Juventus e Napoli, che nel 1970 partecipò di persona al film.

Laura Levato