Tarantino da Oscar. Le cinque virtù dei “maledetti otto”

Ci sono un cacciatore di taglie e una fuorilegge, un ex nordista e un ex sudista, un boia e uno sceriffo, un mandriano e un messicano.

Non sono i personaggi di una barzelletta, ma del nuovo capolavoro di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, già nelle sale americane, in attesa dell’arrivo, dal 4 febbraio, anche sui nostri schermi. Un film definito, da chi l’ha visto, di una bellezza sconvolgente, che ha portato il regista di culto «ad invitare» Agatha Christie e John Carpenter ad entrare all’interno di un western. Bloccati in una merceria, per una tormenta di neve, gli otto protagonisti (con sorpresa) danno origine ad un thriller avvincente nel quale la loro identità e le rispettive motivazioni verranno sempre messe in discussione. Chi sono, in realtà? Cosa nascondono? Un Dieci piccoli indiani, collocato dopo la fine della Guerra Civile, che si trasforma in un horror, con scene crude e linguaggio esplicito. Insomma, in perfetto Tarantino Style. Un film che si dovrebbe vedere per almeno cinque motivi.

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TARANTINO TIRA LE SOMME Pur essendo ancora artisticamente giovane (il 27 marzo compirà 53 anni), Tarantino ha dichiarato che si ritirerà dopo il suo decimo film. Facendo due calcoli, questo dovrebbe essere il suo terz’ultimo lungometraggio (lui considera i due Kill Bill come un solo titolo e non calcola L’uomo di Hollywood, episodio di Four Rooms). Il che fa crescere l’attesa per ogni sua opera, trasformandola in una sorta di avvenimento raro. Quando arrivi quasi alla fine della tua carriera, tiri le somme e The Hateful Eight rappresenta perfettamente la sua straordinaria cinematografia.

MORRICONE DA OSCAR A Tarantino non è parso vero di poter contare su una partitura inedita di Ennio Morricone, il suo mito. La colonna sonora che accompagna la visione di The Hateful Eight è da brividi, meravigliosa. Un album che meriterebbe quell’Oscar che l’Academy gli ha sempre negato (Morricone è stato premiato solo alla carriera). Così come a Tarantino, che punta alla prima meritata statuetta per la regia, oltre che alla terza per la sceneggiatura originale.

FARÀ DISCUTERE È la sua pellicola più politica e provocherà discussioni per i temi trattati, alcuni decisamente attuali. È un film «razzista», con la parola dispregiativa «nigger» pronunciata a ripetizione (c’è chi ne ha contate 65), a sottolineare come l’America non abbia ancora risolto la questione razziale. È una pellicola che farà inalberare le femministe per come viene trattata l’unica donna presente (la meravigliosa Leigh), nei panni di una ricercata dal linguaggio violento e scurrile, presa a pugni e seviziata dal suo carceriere. Un lungometraggio che critica la legge, non sempre consacrata alla giustizia. Per non parlare delle violenze sessuali, con apice in una sconvolgente scena scabrosa che ritrae un rapporto orale forzato tra due uomini. Il tutto, viene riportato da chi lo ha già visto, senza sconti sulla crudezza nell’uso delle immagini.

CAST MAGNIFICO The Hateful Eight può contare su attori «tarantiniani» come Samuel L. Jackson, Tim Roth, Walton Goggins, Kurt Russell, Bruce Dern, Michael Madsen. Tra le nuove entrate del mondo di Tarantino, oltre alla Leigh, compaiono Demian Bichir e Channing Tatum (con un personaggio chiave). Tutti perfetti a gareggiare in bravura.DUE VERSIONI Si potrà vedere o nel tradizionale formato digitale o, per le sale italiane che saranno attrezzate, in quella romantica (dura 18 minuti in più) con processo Ultra Panavision 70, ovvero con un rapporto d’immagine 2.76:1, stile che richiama l’Hollywood anni Sessanta.

Laura Levato