House Of Cards: recensione della quarta stagione

Netflix colpisce ancora, rilasciando la quarta stagione di quella che, a oggi, mi sento di definire la migliore serie degli ultimi decenni, House of Cards.

Kevin Spacey e Robin Wright ritornano a vestire i meravigliosi panni di Francis e Claire Underwood: una coppia, un’unione solida, senza se e senza ma. Questa quarta stagione vede il team presidenziale costituito dai coniugi Underwood, dal più fedele capo di gabinetto, Doug (Micheal Kelly), dall’addetto alle comunicazioni Seth, dal capo della sicurezza Meechum e da tanti funzionari che cadranno nelle maestose grinfie dell’elegantissima First Lady e nelle terribili grinfie dello spietato Presidente.

Questa quarta stagione è la più riuscita di tutte, una stagione che tiene lo spettatore incollato, deviato e succube dello schermo.

House of Cards: 13 puntate che non bastano mai, che si guardano in due, forse tre giorni.

L’eccezionalità sta nella costruzione e nello sviluppo della collaborazione e fiducia della coppia di protagonisti: sono sempre stati meravigliosamente complici, ambiziosi, uniti e pronti a fare di tutto per aiutarsi, ma qui il livello sale ancora. Da una parte abbiamo la retorica efficace (e minacciosa) di Francis, dall’altra la composta penetrazione di Claire nella mente di chiunque. Ed è proprio lei la vera protagonista della stagione: House of Cardsuna dea incarnata e messa di fianco a un uomo potente, una donna più ambiziosa dello stesso Frank, una donna gelida, composta, caratterizzata da una posata maestria, da un incanto ammaliante e da una furbizia oltre il normale. Intrighi, retorica, minacce, ripensamenti, cambi di programma, successi e fallimenti, apparenza e realtà, potere e immagine.
I momenti salienti della stagioni sono tantissimi: in ogni puntata ce ne sono a decine. Beau Willimon ha creato una serie capolavoro, un prestigiosissimo gioiello, una serie regale.
Nulla lascia indifferenti: dal dibattito tra repubblicani, alla sparatoria, dall’ambizione di Claire alla persuasione di Frank, dalla sublime campagna elettorale degli Underwood alla candidatura di Claire a vicepresidente, dall’infedeltà coniugale al modo in cui questa è gestita.. tutto è un dolce, inaspettato, bellissimo colpo al cuore. E poi ancora personaggi forti: Tom Yates, Heather Dunbar, Conway..
La scalata di Claire al potere, l’apparente inconsapevolezza di Francis, la lotta con il tutto-social-Conway, la lotta all’ICO e l’AmWork sono dei temi trattati con una grandissima esperienza, con una sceneggiatura brillante e accattivante, che non preme sulla cosa giusta da fare, ma su ciò che nessuno vorrebbe fare.

Sosteniamo gli Underwood, CATTIVI PER UN FUTURO MIGLIORE! #FU2016

Ilaria Polimeni